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“SECONDO ME I BOND NON FUNZIONANO PIÙ”

Data pubblicazione: 23 maggio 2026

Autore: Oreste Antoniello

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“Secondo me i bond non funzionano più”.

Qualche giorno fa un prospect, molto convinto delle proprie idee, mi ha detto una frase che negli ultimi mesi leggo spesso nei forum/blog di appassionati:

“Secondo me i bond non funzionano più.”

E sapete una cosa?

Capisco perfettamente perché tanti investitori oggi lo pensino davvero.


Per anni ci siamo abituati a un mondo in cui le obbligazioni sembravano quasi la parte “tranquilla” del portafoglio. Quando l’azionario soffriva, i bond spesso salivano. Quando arrivava una recessione o una crisi economica, le banche centrali tagliavano i tassi e le obbligazioni tornavano a fare il loro lavoro di protezione.


Poi è arrivato il 2022.

Inflazione fuori controllo, tassi in rialzo, banche centrali aggressive. E improvvisamente azioni e obbligazioni hanno iniziato a scendere insieme. Per molti investitori è stato quasi uno shock culturale. Il classico portafoglio bilanciato sembrava improvvisamente “rotto”.


Ma secondo me il problema nasce proprio qui: molti stanno interpretando male ciò che è successo. Le obbligazioni non hanno smesso di funzionare. Stanno semplicemente facendo quello che hanno sempre fatto nei periodi inflazionistici.

Per oltre vent’anni abbiamo vissuto in un mondo molto particolare. Globalizzazione, inflazione bassa, energia a basso costo, tassi in discesa e banche centrali ultra accomodanti. In quel contesto le obbligazioni erano quasi perfette: offrivano rendimento, stabilità e spesso proteggevano anche nei momenti difficili. Ma quella non era la normalità eterna. Era semplicemente un determinato regime economico.


Quando invece il problema diventa l’inflazione, le cose cambiano radicalmente. Se i prezzi salgono troppo, le banche centrali non possono tagliare i tassi per salvare i mercati. Devono fare esattamente il contrario. E questo mette pressione sia sull’azionario sia sulle obbligazioni.

Non è un’anomalia.

È il funzionamento naturale dei mercati.

Il punto interessante è che oggi molte persone vogliono eliminare i bond proprio ora che i rendimenti sono finalmente tornati interessanti. E questa è una delle grandi ironie della finanza.

Quando i titoli obbligazionari rendevano zero, o addirittura avevano rendimenti negativi, quasi nessuno metteva in discussione la loro presenza in portafoglio. Oggi invece, dopo anni difficili ma con rendimenti decisamente più elevati, tanti investitori li considerano improvvisamente inutili.

È il classico comportamento emotivo dei mercati: si tende a giudicare un asset soltanto guardando ciò che è successo negli ultimi mesi, dimenticando il ruolo che quell’asset ha all’interno di un portafoglio costruito seriamente.


Perché le obbligazioni non servono a fare performance spettacolari. Non servono a battere l’azionario nel lungo periodo. E non servono nemmeno a proteggerci da qualsiasi scenario possibile.

Servono soprattutto a creare equilibrio.

Servono a gestire le recessioni, a ridurre la volatilità complessiva del patrimonio, a dare stabilità psicologica agli investitori e a creare riserve di capitale utilizzabili nei momenti di crisi.

E questa funzione oggi rimane ancora fondamentale.


Certo, il mondo attuale probabilmente richiede portafogli più resilienti rispetto al passato. Ha senso affiancare ai bond strumenti che possano proteggere meglio dagli shock inflazionistici: oro, inflation linked bond, materie prime, strategie alternative. Ma questo non significa che le obbligazioni abbiano perso valore. Significa semplicemente che la diversificazione vera non è mai stata così semplice come molti pensavano. La realtà è che ogni asset funziona bene in alcuni contesti e male in altri.

Il problema nasce quando gli investitori iniziano a credere che il regime appena vissuto durerà per sempre.

Ed è proprio nei momenti in cui tutti iniziano a dire:

“I bond non funzionano più”

che spesso bisognerebbe fermarsi un attimo e chiedersi se non si stia semplicemente reagendo troppo agli eventi più recenti.


Perché la storia dei mercati ci insegna una cosa molto chiara: quando arriverà la prossima vera recessione globale, probabilmente molti investitori torneranno improvvisamente a ricordarsi perché le obbligazioni di qualità esistono ancora nei portafogli.


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Oreste Antoniello

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